Sulla Teogonia di Esiodo
June 20, 2026•525 words
Nell'opera di Esiodo appare evidente come discendenze e lotte, mascherate da reali sconvolgimenti, siano tali in senso metaforico. Mi sembra infatti che la gerarchia proposta da Esiodo, lungi dall'essere una classificazione di importanza o addirittura storica (non volendo però negare una storia in cui essa si sia formata, come tutte le cose: chi sfugge a Crono dai torti pensieri?), è una classificazione quasi chimica, geometrica: essa infatti parte dagli elementi più semplici e generali per arrivare ai più specifici ed elaborati, che tuttavia non smettono di partecipare anche della sostanza dei loro elementi costituenti. Tali delineazioni non sono però pacifiche: Crono figlio di e contro Urano, Zeus figlio di e contro Crono. Entrambe le lotte per la supremazia sul mondo degli dèi ci dicono qualcosa. Questa supremazia io la intendo nel modo seguente. Prima di Crono dai torti pensieri esistevano Gaia, Tartaro, Oceano, tutti elementi naturali che costituiscono la definizione più semplice possibile della scena entro cui possono avvenire episodi mitologici; sono i principi fondamentali da cui muovere per produrre nuovi dèi, nuove descrizioni del mondo. Intrusa ma non troppo Mnemosine, figlia di Gaia e Urano, cielo e terra: come cominciare non dico una civiltà, ma un'azione qualsiasi che si possa definire umana, se non c'è memoria? Questa suddivisione è però ancora statica, e per un popolo come quello greco non può certamente bastare. Crono infatti soppianta Urano come signore degli dèi in quanto l'uomo greco pensa nel tempo. Similmente, Zeus spodesta Crono, poiché l'agire greco non può prescindere da un senso di giustizia, che si sviluppa nel tempo (che tuttavia non cessa di esistere e determinare la scena degli altri dèi: in questo senso siamo di fronte quasi ad una scienza mitica). Zeus, chiudendo il cerchio, si unisce a Mnemosine generando le Muse: il giudizio fuso alla memoria crea le arti (ma anche l'astronomia e la storia vi sono incluse). Questi tre elementi si sono poi tramandati con successo fino ai giorni nostri: l'agire morale, il giudizio, addirittura portato dal cristianesimo nell'aldilà (ben oltre il tempo e dunque fuori dal dominio di Crono); l'agire nel tempo, la causalità; e il cielo (con la terra: è Gaia che genera Urano) cioè quel duplice principio generatore su cui molto si potrebbe dire ma che possiamo identificare con la natura, il mondo, un teatro d'azione da cui noi ci sentiamo separati, coi nostri piani da svolgere secondo i nostri obiettivi. In questo senso restiamo profondamente greci.
Da un altro punto di vista, fatto di sguardi rivolti all'indietro, vediamo: Zeus, e come lui tutto il suo mondo olimpio, alle sue spalle osserva il tempo che scorre e ne giudica i fatti; Crono osserva la natura e torce i suoi pensieri in modo da rappresentarla, perciò si spiega l'anomalia di Mnemosine che è guardata da Crono, essendo figlia di Urano e dunque antecedente, e non viceversa. Il poeta, Esiodo, riceve dalle Muse la facoltà di cantarne: chiude cioè il cerchio umano, contempla la contemplazione e fornisce a chi lo ascolta gli strumenti per capire il mondo. Lui stesso ci dice che conduce navi senza saper navigare: come fa? Se questo fosse un indovinello, la risposta sarebbe: con una mappa.